Grazia Calabrò

pittrice

Nei paesaggi di Grazia Calabrò regna una silenziosa pace che stimola la fantasia e il cuore esprimendo armonia e, sembra quasi di assaporare la fragranza della neve o il profumo del mare.

Interessante è l’effetto luministico che celebra l’aspetto lirico della veduta.

Le sue nature morte, come i paesaggi, calmano e allietano, riaccendendo nell’astante un’emozione innata. Attraverso le pennellate dell’artista, gli oggetti abituali e quotidiani acquisiscono vigore rievocando la “magia dell’arte”. Queste immagini trasmettono sensazioni di freschezza, provenienti dai fiori, dalle foglie, dall’erba, dai frutti. L’immagine è a tal punto ravvicinata da poter quasi entrare nel quadro.

Singolare è anche la “pittura animalier” che l’artista ritrae con una gioia infinita. L’animale prende forma e diventa reale sulla tela.

I disegni rivelano il diligente studio delle ombre e degli effetti chiaroscurali, senza abbandonare le minuzie.

 (Alessandra Primicerio)

 Attraenti e ben definiti, ma nello stesso tempo semplici e ricchi di magia sono le opere dipinte da Grazia Calabrò. “Fichi d’India” è un dipinto carico di simbologia dove i dettagli vengono rappresentati con perizia facendoci entrare in un mondo interiore ricco di significati.

(Alessandra Primicerio)

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Recensione

 

Colori e emozioni

 

“Un paesaggio è uno stato d'animo”.

Henri Frédéric Amiel

 Nei paesaggi di Grazia Calabrò si scorge la spiritualità e lo stato d’animo dell’autrice. È come se l’artista volesse renderci partecipi dello stupore che  ha provato mentre dipingeva i suoi paesaggi.

Utilizza il blu, in tutte le sue tonalità, con effetti di luce suggestivi e spontanei.

Rappresenta la meraviglia che  coinvolge l’uomo quando si trova di fronte allo spettacolo della natura. Come i Macchiaioli la pittrice nutre interesse per l’effetto della luce e del  colore. Ammirando i suoi paesaggi, dove regna una silenziosa pace che stimola la fantasia  e il cuore, sembra quasi di sentire il mormorio e il profumo del mare, le onde che si infrangono sugli scogli, il sibilo del vento o la freschezza della neve.

Per la sua flessibilità, Grazia Calabrò, utilizza la pittura ad olio capace di realizzare velature trasparenti  e perfetta per rappresentare i fenomeni atmosferici.

Per gli scorci di paesi la pittrice   utilizza una tecnica prospettica tale da disporre le immagini su un piano obliquo rispetto all’astante in modo da far si che alcune figure risultano essere più vicine e altre più lontane: sono magiche scenografie  che trasmettono sentimenti  intensi.

Grazia Calabrò rappresenta la Calabria,  sua terra, per la quale nutre un profondo amore ritraendola in modo semplice e  scrupoloso.

La  natura morta, come i paesaggi, calmano, allietano e trasmettono l’immediatezza della prima sensazione grazie anche alla singolare emotività cromatica, luce della sua anima.

Le cose naturali e più comuni,  che si nascondono alla nostra vista, l’artista le mette in evidenza celebrandole  con il colore  e spesso acquistano un significato simbolico.

In “Bocciolo di rosa nel bicchiere” la rosa  emerge dal quadro con forza come se volesse conquistare, nella scena, un posto in primo piano. Lo sfondo più scuro fa emergere il vaso dipinto in vetro esaltando il bocciolo di rosa con tutti i suoi particolari.

Gli oggetti sono tuffati in una luce accesa proveniente da una sorgente  che sembra situata all’interno del quadro. Le nature morte di Grazia Calabrò trasmettono qualcosa di ermetico e i  dettagli sono distinguibili chiaramente e resi con cura e perizia.

Misteriose e particolari sono le donne rappresentate dall’artista.  ”Fanciulla” è l’immagine di una ragazzina indifesa, accartocciata su se stessa, che riflette pensosa. È  nuda ed incorniciata dai suoi lunghi capelli. Intorno a lei solo vuoto e silenzio.

Interessante è anche la  pittura animalier  ritratta  con una  gioia  infinita. L’animale prende forma e, uscendo dalla mente e dal cuore dell’artista   diventa reale sulla tela. Rappresenta pavoni, cigni, cavalli e ha una predilezione particolare per i gatti. Rappresentato fin dall’antico Egitto, il gatto, è  un animale criptico, libero e indipendente,  simbolo della quiete domestica e dell’intimità della casa: nei secoli scorsi moltissimi pittori ne hanno ritratto l’eleganza e la signorilità.

I gatti sono stati rappresentati, da soli o in compagnia di donne o bambini, da artisti famosi come  Picasso, fino ad arrivare a quelli di Andy Warhol, simpatici, allegri e colorati. L’esegesi pittorica di questo animale è molteplice per la sua personalità sfuggente e misteriosa che dà l’occasione di letture diverse. Il suo mantello e il suo pelo permettono all’artista di abbondonarsi a virtuosismi pittorici. L’occhio vivido del “La mia gatta Bella” si anima, fermato in quel “hic et nunc”.

Le opere grafiche di Grazia Calabrò rivelano il diligente studio delle ombre e degli effetti chiaroscurali senza abbandonare le minuzie.   Il disegno è sempre stato per gli artisti uno strumento di preparazione all’opera. Successivamente, soprattutto, tra gli artisti contemporanei è diventato un genere autonomo: una vera opera d’arte. Milton Glaser, uno dei più famosi designer odierni afferma che il disegno è una forma di meditazione, ti costringe a fare attenzione e aggiunge “Disegno , dunque sono”. Questo è un modo per capire l’arte contemporanea che spesso ha significati nascosti e diverse punti di vista. Ne “La Madonna con il Bambino”, opera grafica in cui  si percepisce un forte sentimento di calma e spontaneità, l’artista reggina mette in scena l’affetto che intercorre tra madre e figlio grazie ad una  concatenazione di sguardi e di gesti. “Sogno” è un disegno in cui viene esteriorizzata la dimensione inconscia. “Vortice d’emozioni” è una danza di foglie in cui sembra di ascoltare una musica immaginaria che intriga e ammalia e ci trascina in un vortice di emozioni. “Tunnel”, legato ad un momento di crisi passato o presente,  è simbolo di un percorso difficile che però alla fine si supera. Infatti in lontananza si intravede la luce, metafora di salvezza.

Tra i suoi disegni spiccano i  ritratti importanti per   tramandare, alla posterità, la propria immagine.

Il ritratto è, per Grazia Calabrò, celebrazione, riproduzione reale  ma anche e  soprattutto un approfondimento delle emozioni della persona ritratta.

Alda Merini fu una grande poetessa e scrittrice italiana che ha affrontato più volte la drammatica esperienza  del manicomio riuscendo a trasformare questa prova in poesia.

Il ritratto  di “Alda Merini” della Calabrò, scelto e utilizzato come logo per il “Premio di poesia Alda Merini”, è vitale ed emozionante. Lo sguardo è limpido e mostra il suo carattere ora condiscendente ora ribelle, ora arrogante ora dolce.

L’artista riesce, magistralmente,  a rappresentare una donna sotto cure psichiatriche ma soprattutto  a  far emergere dal  viso della Merini  i sentimenti e l’amore che lei esprime, nelle sue poesie, con tutta la sua forza: utilizzando effetti chiaroscurali mette in luce l’anima della famosa poetessa. La raffigurazione è realistica ma è presente anche una spontanea introspezione che trasmette allo spettatore molteplici sensazioni.

Con tratti sicuri, la pittrice,  ritrae anche Rita Levi Montalcini, scienziata, premio Nobel per la medicina che ha dato grande importanza alle arti, alla scienza e al costume sociale: il ritratto  mostra una donna esile, elegante e dolce.

Un'altra caratteristica della pittura di Grazia Calabrò sono i versi dipinti: “Ut pictura poësis”, scriveva il poeta Quinto Orazio Flacco  che tradotta letteralmente significa "Come nella pittura così nella poesia". La pittura è una poesia che si vede ma non si sente e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.

Tra i versi  che accompagnano i dipinti dell’artista ricordiamo “Con manto di morbido velluto sei mai dell’uomo schiavo, tenera e selvaggia creatura.....” (“Cavallo”); “Non stare lì, al muro posa, vinci lo spazio, infrangi il tempo, vola senza fermarti libera al pari del mio cuor e della mente”(“La bicicletta”). “Mi rifugio nel mare che abbraccia il mio pensiero, lo guardo e passano le ore.....scruto l'orizzonte rapita e il sussurro del vento mi accarezza, mentre la mia mano scrive”(“Mare mosso”).

 

Alessandra Primicerio